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quanto conducesse alla vita eterna come estremo
premio, la vita nei monasteri doveva essere
abbastanza monotona.In quelli femminili lo era,
forse, anche di più. Le giornate erano
scandite dal suono della campanella per alternare
le ore da dedicare alla preghiera a quelle dedicate
ai lavori.
Era prassi che le consorelle si alternassero
ai compiti affidati dalla badessa;
in tal modo, colei che si dedicava alla biblioteca,
dopo un mese si occupava dell’orto, dal
ricamo si finiva alle pulizie della chiesa,
e così via. Accadde che nel monastero
delle Clarisse della vicina Tramonti, una suora
poco capace nell’arte culinaria, ma brava
organista ed esperta conoscitrice di musica,
quando capitava per turno in cucina doveva sopportare
le lamentele delle consorelle. Un giorno, per
spirito di rivalsa, preparò un rosolio,
utilizzando buona parte delle spezie che trovò
nella dispensa del convento. Escogitò
una ricetta a base di caffè, orzo, cannella,
chiodi di garofano, calamo aromatico, corteccia
di china, bucce di limone, bucce di arancia,
vaniglia e tanti altri ingredienti mescolati
insieme, a cui diede il nome di “Concerto”,
giusta la sua predisposizione per la musica.
Il liquore risultò graditissimo a tutti
nel convento, e le sorelle ne chiesero insistentemente
la ricetta e le dosi. Suor Cecilia tenne il
segreto fino alla fine dei suoi giorni, e questo
alone di mistero accrebbe talmente la fama del
rosolio che travalicando una del convento diede
origine in tutte le case della Costa d’Amalfi
al tentativo di imitarne la ricetta.
Oggi se ne contano tante con infinite variabili,
ma il contenuto del “Concerto”
de “I Sapori di Terra Nostra”
è il più simile all’originale,
frutto di lunghe ricerche nella biblioteca delle
Clarisse di Pucara frazione di Tramonti in Costiera
Amalfitana, estrapolando direttamente dalle
note di spese delle spezie che all’epoca
effettuavano le suore.
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